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Il Mulino della Torre di Azzano con l’accolta

Una delle mete preferite del mio girovagare di questi anni in Valle Spoletana è il Mulino della Torre di Azzano (o Mulino Ciri): ci si arriva lasciando la Ciclovia Spoleto – Assisi al Ponte di Pissignano sul Marroggia, per svoltare sulla strada sterrata che si dirige a ovest in direzione (per intenderci) dei Monti Martani. Una torre medievale trasformata nel XIX secolo in silos, l’ampio bacino di carico (l’accolta, o bottaccio) del mulino a retrecine racchiuso tra alte alberature, il fabbricato del mulino a grano e olio, la cataratta e il canale di scarico, altre costruzioni intorno per niente manomesse; insomma, un insieme di sicuro pregio paesaggistico e ambientale, e – nello stesso tempo – un “segno” ancora leggibile e attuale (il mulino è tuttora in grado di funzionare, sia pure ad elettricità) della storia di questo territorio.

Tra i tanti interrogativi che quel luogo mi ha subito posto ve n’è uno che solo di recente ha trovato una soluzione (sia pure non definitiva): mi chiedevo da dove provenisse l’acqua che alimenta l’accolta. Le Tavolette 1:25 mila dell’IGM, per quanto precise, non erano di aiuto anche in ragione della grande complessità del reticolo idraulico della Valle. La letteratura (almeno la prima che ho reperito) non aiutava più di tanto, limitandosi al generico riferimento che il mulino era alimentato dalle acque del Marroggia (ma senza precisare dove si trovassero le opere di presa). Gli abitanti (scarsi, in verità: l’agricoltura in quei luoghi è tutta industrializzata) o confermavano la provenienza dal Marroggia, o riferivano di una non meglio precisata sorgente (o risorgiva) sita nei pressi di Beroide (che rispetto al Mulino della Torre si trova a sud ovest) le cui acque venivano raccolte nella forma (o fosso) che alimentava alimenta il Bottaccio.

Ma più continuavo ad indagare (sul campo, e a tavolino), più mi convincevo che la soluzione andasse ricercata altrove.

Così è stato.

Di fondamentale aiuto in questa ricerca è stato il bel volume “L’Umbria dei Mulini ad Acqua” (Quattroemme Editore, 2013; curatela di Alberto Melelli e Fabio Fatichenti), ed in particolare le schede di Bernardino Sperandio sui mulini dell’area spoletina della Valle, nonché la descrizione di un itinerario (autore lo stesso Bernardino Sperandio) che “lega” tra loro i mulini, contenuta nell’appendice del volume (dal significativo titolo “Andare per Mulini”).

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il Condominio delle Mole (Archivio di Stato di Spoleto, fotografia di Bernardino Sperandio)

In breve: i mulini della porzione spoletina della Valle formavano un vero e proprio sistema che utilizzava per la produzione di energia le acque del Canale dei Mulini, prelevate dal torrente Marroggia a monte di Madonna di Baiano (poco a valle del ponte di Crocemarroggia). Il Canale da Baiano a Pontebari rimane in destra Marroggia, per poi portarsi (attraverso una botte: tuttora esistente), in sinistra del torrente e proseguire (dapprima affiancato, lato monte, alla odierna comunale che da San Venanzo va a Collicelli e Morro, poi – prima di giungere al complesso sportivo del Montarello – piegando a nord ovest) in direzione dell’abitato. Poco prima di raggiungere la strada comunale che proviene dalla rotonda di Pontebari va a Morgnano (via Beato Leopoldo), il Canale dei Mulini si sdoppia dando vita alla Forma del Mulino e alla Forma della Rota che proseguono la prima più a ovest, l’altra più a est, allontanandosi – ma talora riavvicinandosi – unendosi tra di loro nei pressi di San Lorenzo di Trevi, per poi finire nel reticolo idraulico che alimenta la Fiumicella Trevana. A governare tale sistema era il Consorzio delle Mole che riuniva i Condomini proprietari di 23 mulini dislocati tra Madonna di Baiano e Piè di Beroide (così Candia Marcucci, Breve storia del Consorzio della Bonificazione Umbra, in AA.VV., Il Governo delle acque in Valle Umbra, Spoleto, 1993, pagg. 74 e segg.).

Difficile trovare sul campo quel che rimane di questo prezioso sistema idraulico: l’urbanizzazione industriale e residenziale spesso indiscriminata, il riuso quasi mai avveduto degli edifici da una parte, dall’altra l’agricoltura estensiva, hanno talora cancellato, e quasi sempre reso illeggibili sia Canale e Forme (che apparterrebbero al demanio idrico), sia gli stessi mulini. Ciò nonostante è ancora possibile, con attenzione e pazienza (che l’andar a piedi o in bicicletta consentono) ricostruire il prezioso passato produttivo della Valle

Quel che rimane e che sono riuscito ad individuare (con l’avvertenza che spesso sono luoghi non sempre accessibili o profondamente trasformati):

  1. Canale dei Mulini tra Baiano e San Venanzo (puntine celesti della mappa in calce): il Mulino Moretti (lungo la S.R. 418 “Spoletina”, proprio davanti alla Chiesa di Madonna di Baiano, oggi sede di una comunità Terepeutica), il Mulino Travaglini (a distanza di poche centinaia di metri dal primo, nei pressi dell’entrata dello Stabilimento Militare, oggi trasformato in ristorante albergo), il Mulino di San Simone (a Santo Chiodo, sulla strada – via delle Acciaierie – che dalla S.R. 418, proprio dirimpetto alla via che sale a Collerisana, va dalla parte opposta in direzione del ponte sul Marroggia e alla Villa Marignoli ), il Mulino dei Fratelli Bocchini o De Santis (in via dei Tessili, al n. 19, non distante dall’incrocio con via dell’Industria, arretrato dal fronte strada), il Mulino Pinocchio (a San Nicolò, tra il Marroggia e la Statale 685 “delle Tre Valli Umbre”, proprio a fianco del rilevato della Statale; al Mulino, però, si arriva dalla strada che da San Nicolò di Marrubbia arriva a via Pietro Falchi, nei pressi del Bicigrill Terminal le Mattonelle), la Botte dei Mulini (un sifone, tunnel sotterraneo) attraverso il quale il Canale dei Mulini passa dalla destra alla sinistra idraulica del Marroggia (la Botte, ora in gran parte – purtroppo – interrata, si raggiunge dalla strada che in destra Marroggia da Pontebari va a S. Nicolo, prendendo all’altezza di un traliccio di Terna lo sterrato che si allontana a O verso il Marroggia lasciandosi alle spalle, più alto il Bicigrill, oppure percorrendo la strada che in sinistra Marroggia va da Pontebari a Collicelli e Morro, e girando dopo circa 800 metri a destra, prendendo lo sterrato che arriva al torrente Marroggia), il Mulino Vitali (proprio all’incrocio tra la strada che da San Venanzo va a Morro e quella che sale a Collicelli).
  2. Forma della Rota (la più orientale) tra San Venanzo e la Torre di Azzano (puntine in  rosso nella mappa): il Mulino Leti (tra San Venanzo e Malfondo, lungo la S.P. 451 “Tuderte”, dirimpetto al bivio della comunale che va a Protte e San Giacomo; il mulino è una casa colonica), il Mulino di San Ponziano (a Malfondo, a E della S.P. 451 “Tuderte”, prendendo la strada che dirimpetto ad una costruzione gialla bassa e lunga adibita a bar, si allontana nel denso abitato fatto di piccole case; il mulino ora è un’abitazione privata, ed ha perso del mulino tutte le caratteristiche), il Mulino Pezzarelli (poco dopo Protte, sulla strada che va a San Giacomo di Spoleto; il Mulino è ora adibito a frantoio), il Mulino del Ponte (lungo la Ciclovia Spoleto – Assisi tra il Ponte di San Giacomo e il Ponte del Molino sul Marroggia; il mulino ora è un’abitazione privata plurifamilare, ma del mulino sono riconoscibili alcuni elementi), il Mulino Mengoni (ad Azzano lungo la strada che da quella che dal Ponte di Azzano, sulla ciclovia, va ad Azzano, si stacca – seguendo la Forma della Rota – andando a N in direzione di Catasti di Azzano, Case Mareggio e la S.P. 457, ed il raccordo con la Superstrada Flaminia; nonostante sia stata trasformata in un’abitazione privata plurifamiliare, del mulino ha conservato aspetto e molti elementi), il Mulino della Torre di Azzano (che si raggiunge abbandonando la Ciclovia al Ponte di Pissignano sul Marroggia, e prendendo per lo sterrato che scendendo dall’argine pensile in direzione O, attraversa gli ampi coltivi; il mulino conserva la sua funzione originaria).
  3. Forma del Mulino (la più occidentale) tra San Venanzo e Piè di Beroide (puntine in giallo nella mappa): il Mulino Morelli (a San Venanzo, in Via Santa Rita; si trova in un contesto fortemente urbanizzato, trasformato in un’abitazione privata plurifamiliare, del mulino ha perso funzione ed elementi), il Mulino Pianciani (a Malfondo lungo la via che dalla S.P. 451, all’altezza della fermata del TPL, va in via Santa Rita; ridotto quasi ad un rudere, ma riconoscibile dallo stemma gentilizio dei Pianciani, si trova anche questo in un contesto di disordinata urbanizzazione), il Mulino della Congregazione (a Maiano, ad Est della S.P. 451 “Tuderte” dalla quale lo si raggiunge prendendo la strada alberata che alla seconda fermata TPL fuori dell’abitato va a Est; il mulino è da tempo sede di un Centro di Solidarietà), il Mulino di Camporoppolo (poco fuori Camporoppolo, in direzione dell’incrocio con la strada che unisce Protte con la S.P. 457 nei pressi di Beroide; il mulino è diviso tra due abitazioni private, a cavaliere della Forma del Mulino, e conserva di questo alcuni elementi), il Mulino di San Rocco (lungo la Via Fosso del Castello che va dalla strada che unisce Protte con la S.P. 457 a Beroide; il mulino è ora una casa colonica), il Mulino di Beroide (a sud est dell’abitato, all’angolo del tratto della via di Ponte Mattoni che va alla S.P. 457; il mulino è ora una comune abitazione, anche se della costruzione originaria conserva nel retro cataratta e canale di scarico), il Mulino di Piè di Beroide (in loc. Morella, a ovest della strada – corrispondente al tracciato della Antica Flaminia – che dalla S.P. 457 nei pressi di Beroide va al Ponte di San Lorenzo sul Marroggia, e quindi a Faustana di Trevi; il mulino fa parte di in una azienda agraria, con casa padronale e B&B).

La Forma della Rota (idronimo che nella tavoletta dell’IGM viene utilizzato solo per la parte terminale del corso, reso – peraltro – come “Fosso della Rota”), una volta uscita dal Mulino della Torre prosegue in direzione nord – nord ovest; analogamente fa la Forma del Mulino dopo Piè di Beroide: i due corsi d’acqua corrono paralleli (distanti tra di loro poche centinaia di metri) fino a unirsi – superata la S.P. 448 “di San Lorenzo” – prima tra loro, poi con il Fosso Alveolo, formando tutti insieme la Fiumicella Trevana che ai Ponti di Casco dell’Acqua si getta nel torrente Tatarena, le cui acque (di lì a poco) confluiscono nel Marroggia all’altezza della Botte dell’Occhio (quest’ultima parte a valle dei mulini è indicata con le puntine verdi nella mappa) dando vita al Teverone che proseguirà fino a Bevagna.

Un ritorno, quindi, nel corso d’acqua dal quale, oltre venti chilometri a monte, erano state prelevate.

Storia d’acqua, Storia di di una Valle.

(Angelo Velatta)


una mappa e l’itinerario

 

 

 


e alcune fotografie

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mulino della torre di azzano con l’accolta
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mulino di san simone
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mulino della congregazione a maiano
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mulino della pia a san venanzo
19.mulino_del_ponte
mulino del ponte
11.mulino_pianciani
il mulino pianciani a malfondo
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mulino vitali a san venanzo – collicelli: la cataratta e il canale scaricatore
13.mulino_san_ponziano
il mulino di san ponziano a maiano
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mulino moretti a madanno di baiano
15.mulino_camporoppolo_1
il mulino di camporoppolo, fronte
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mulino di san rocco a beroide
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il marroggia alla botte dei mulini
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mulino leti a san venanzo
17.mulino_beroide
mulino di beroide, cataratta e canale scaricatore
24.mulino pezzarelli
il mulino pezzarelli a protte
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mulino mengoni
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la torre di azzano
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mulino di piè di beroide
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la botte dei mulini a pontebari, in sinistra marroggia
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mulino di pinocchio a san nicolò
IMG_2263
mulino vitali a san venanzo – collicelli: l’accolta
10.mulino_pianciani_stemma
il mulino pianciani a malfondo, particolare
IMG_2291
mulino leti a san venanzo
21.mulino_torre_complessiva
il complesso del mulino della torre di azzano visto dalla ciclovia

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